CLIMATE CHANGE

Penso che la cosa più importante da fare per la nostra epoca sia prendersi cura del cambiamento climatico e dei suoi effetti sul pianeta.

La mia opera da quasi 20 anni è legata a questo tema. La natura, nel suo complesso, è la componente fondamentale del mio lavoro. È un modo per tornare alle mie radici. Ho vissuto la mia giovinezza nelle campagne di una zona industrializzata e ho amato il senso di sicurezza che avevo circondata da terra, pietre, piante, animali. Era semplicemente normale vivere una vita del genere, ma poi, durante l’adolescenza, ho percepito una minaccia quando ho letto dell’ipotesi di Gaia in un libro di James Lovelock. Avevo paura e ho iniziato a leggere documenti scientifici rendendomi conto che la crescente industrializzazione e lo sviluppo dei paesi emergenti influenzavano fortemente il riscaldamento globale. Oggi vivo a Venezia, una quasi Submerged Venice, Venezia sommersa, fragile ed affascinante, alla mercè del cambiamento, in modo sempre più tangibile. Ho affidato all’arte, potente strumento di comunicazione, il compito di dire che un futuro migliore è tutto quello di cui abbiamo bisogno. La speranza è quella di creare un modo di pensare positivo

Il percorso artistico sul tema del cambiamento climatico è iniziato con una mostra “Reperti archeologici dal futuro” (2004) che suggeriva una riflessione su arte e scienza, sul rapporto conflittuale tra uomo e natura, temi che nel corso degli anni si sono fatti sempre più urgenti, come più urgente è diventato il desiderio di creare un’arte sentinella di e per il cambiamento. Negli anni si sono susseguite opere (Gaia 2016, la Mappa è il tesoro 2016, Fiore terra 2015, P-Untrici 2022, Il Mare nel cuore 2022), performance (Il filo di rame dell’artista che denuncia i cambiamenti climatici, Rainews – 2018), mostre (Selvatica 2016, Bifore, trifore, dorifore 2018, Submerged Venice, 2022) con le quali ho indagato la natura come dato scientifico ma considerandone anche l’aspetto mitico e magico, e ho affidato all’arte il compito di ri-creare forme vive e parlanti, capaci di ridestare coscienze. Ho ripercorso i segreti della vita nell’infinitamente piccolo, calandomi negli abissi dell’elemento primordiale, l’acqua, e facendo riemergere creature (radiolari, pesci) che combinano materiali eterni (rame e metalli) in trame e forme leggere, volutamente incerte perché il mondo organico non è perfetto e per questo è vivo. La regolare irregolarità della natura mi ha sempre affascinato, “ la vita rifuggiva dall’esattezza, la riteneva micidiale, quasi come il mistero stesso della morte“, dice Thomas Mann (Montagna incantata). Le mie strutture hanno uno sviluppo modulare ma non inseguono geometrie fisse, crescono attorno all’immagine a cui si ispirano e prendono vita nel gioco di luci e ombre che generano quando fluttuano nell’aria.

” La vera scienza, vale a dire la riflessione su come funziona il mondo e la realizzazione di semplici esperimenti per provare le teorie che vengono elaborate è simile all’attività creativa parallela:
l’arte, e viene meglio realizzata senza clamori e grandi spese”. (J. Lovelock, Gaia: manuale di medicina planetaria, Zanichelli, 1992)


My artwork since almost 20 years is related to climate change. Nature, as a whole, is the fundamental component of my work. It is a way to return back to my roots. I lived the youth in the countryside of an industrialized area and I loved the sense of security that I had by being surrounded by land, stones, plants, animals. It was simply normal to live such a life but then, during my adolescence, I perceived a threat when I read about the Gaia hypothesis in a James Lovelock book. I was scared and I began to read science documents realizing that the increasing industrialization and the emerging countries development strongly influenced the global warming. I believe that art is a powerful tool of communication and that artists can use their creativity to say that a better future is all we need. The universal language of art allows scientific contents to be spread in the society. The hope is to create positive thinking.“ Resi Girardello

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